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Sit-in: “la canapa ci unisce”

È questa la frase in tendenza sui social che rappresenta il sit-in di protesta organizzato dal “Coordinamento Nazionale Canapa”. Centinaia di imprenditori, lavoratori e commercianti l’11 giugno 2019 si sono infatti raccolti davanti al Ministero dello Sviluppo Economico. È qui che ha avuto luogo la prima iniziativa pubblica contro lo stop alla commercializzazione di Cannabis Sativa. L’appuntamento proprio davanti M.I.S.E che in passato è già stato tirato in causa da diversi collettivi e ha tra le proprie competenze quella di aiutare i settori in crisi. La protesta si è presentata pacifica senza mirare allo scompiglio. Si è svolta nel rispetto delle regole e i partecipanti, provenienti da ogni parte d’Italia, si sono posti come unico obiettivo una funzionale comunicazione sul tema con le istituzioni.  

Sit-in contro la sentenza sulla canapa  

La class action ha voluto rompere il silenzio e ha permesso agli imprenditori di manifestare la loro insofferenza nei confronti di quanto potrebbe accadere. Tutte le attività sono attualmente in stand-by, in attesa che vengano rese note le ragioni della sentenza e le nuove indicazioni. Le richieste dei rappresentanti del settore sottintendono la semplice volontà di poter operare nel rispetto delle leggi. In primo luogo viene richiesta una necessaria regolamentazione che possa definire la liceità della Cannabis Light in quanto prodotto destinato alla vendita. Altrettanto urgente è la definizione di parametri chiari sull’efficacia drogante del THC; così che i commercianti possano attivarsi rispettandone i valori e operare nella totale legalità. Una volta avvenuto questo, il settore avrebbe comprensibilmente bisogno di garanzie e tutele per le proprie imprese e per i lavoratori. In altre parole, essere finalmente riconosciuto dalle istituzioni come un business. Cosa che i numeri certificano già da tempo.  

Stop alla repressione  

I manifestanti hanno voluto far sentire la loro voce, presentando una linea di pensiero forte delle loro ragioni: coerenti e oggettive. Allo stesso tempo il sit-in ha perciò offerto la possibilità di chiarire alcuni punti; sfruttando l’attenzione degli stessi mass media. I presenti hanno messo a disposizione la loro esperienza per smentire alcune frequenti considerazioni non del tutto corrette. Primo fra tutti l’uso improprio del termine “droga” per definire i derivati della cannabis sativa e del principio attivo. Infatti, è stato accuratamente specificato in varie interviste e dichiarazioni, che la scienza abbia per prima definito gli effetti del CBD, definendolo benefico sotto diversi aspetti. Da questo si può dedurre che il business di Cannabis Light non sia nato solo grazie al rinomato “vuoto normativo” come è solito credere. Ci sono stati importanti consensi fuori dall’ambito politico che ne hanno favorito l’avvento.