EFFICACIA DROGANTE: SENTENZA CASSAZIONE

EFFICACIA DROGANTE: la sentenza

30 maggio 2019 

La Cassazione si esprime: stop alla commercializzazione dei derivati della cannabis sativa. Una premessa categorica dal contenuto paradossale e poco chiaro. Viene specificato nella sentenza che quanto deliberato, non rientrerà nell’ambito di applicazione della legge 242, che regolamenta l’esclusiva coltivazione di alcune varietà di canapa. Subito dopo viene sottoscritto che sarà quindi vietata la vendita dei prodotti a base di canapa industriale: infiorescenze, oli e resine salvo quelli che si presentano totalmente privi di efficacia drogante. 

 

EFFICACIA DROGANTE: cosa vuol dire?

Qui la questione diventa controversa. Le infiorescenze femminili, la cui vendita da oggi sarà giudicata “illegale”, contengono i principi attivi CBD (non psicoattivo) e THC. Attualmente la letteratura scientifica e la tossicologia Forense stabiliscono “efficacia drogante” una percentuale di THC superiore allo 0,5%. La Cannabis Light che ne contiene valori inferioriperciò, teoricamente continua a non essere considerato uno stupefacente dalla legge italiana. Non è ancora chiaro cosa intenda la Cassazione per “efficacia drogante”, non avendo specificato nessun tipo di percentuale in merito. Con questa sentenza, la Cassazione non fa altro che creare confusione all’interno del settore. I negozianti dovranno aspettare 90 giorni per avere le motivazioni che hanno spinto a tale decisione. Nell’attesa che questo avvenga, gli imprenditori si trovano in una situazione di stallo e paura.    

NEGOZI A RISCHIO?  

Il caos mediatico che ne è derivato evidenzia che la sentenza abbia disseminato più dubbi che certezze. L’arrivo in punta di piedi della Cannabis Light nel mercato italiano, in poco tempo, si è trasformato in un vero e proprio fenomeno. Dopo soli tre anni si stimano nel settore circa 1500 aziende operanti, 4000 ettari coltivati e un fatturato di 150 milioni di euro l’anno. Bloccare la vendita di Cannabis light e chiudere i negozi significherebbe non solo creare un danno economico agli imprenditori o ai lavoratori, ma a tutto il paese. Dal punto di vista sociologico invece, l’erba legale non si è limitata a rappresentare “la novità” ma bensì “l’alternativa”. L’erba CBD ha infatti raccolto consensi proprio per la sua proprietà non alterante. Importante sottolineare che il proibizionismo non scoraggia il consumo, ma non fa altro che indirizzarlo verso realtà non controllate e illegali.  

By |2019-09-02T21:44:41+00:00Giugno 10th, 2019|Categories: Notizie|0 Comments

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